Pubblica Amministrazione: quali sono le regioni dove la PA paga prima

Pubblica Amministrazione: quali sono le regioni dove la PA paga prima

Sono al Centro-Nord le regioni più virtuose dal punto di vista dei pagamenti di fatture da parte della Pubblica Amministrazione. Ma dai commercialisti arrivano nuovi segnali di allarme.

Toscana, Lombardia e Friuli Venezia-Giulia: sono queste le regioni più virtuose in Italia dal punto di vista della puntualità nel pagamento fatture da parte degli enti della Pubblica Amministrazione, pur con alcune eccezioni a livello di comuni di dimensioni medie e piccole. Il ritardo a livello nazionale aumenta, infatti, di due giorni a seconda che il comune abbia una popolazione compresa tra 10 e 60 mila abitanti. All’ultimo posto della classifica, invece, si collocano gli enti pubblici di Basilicata, Abruzzo, Sicilia e Calabria, con un ritardo ponderato che può arrivare fino a 73 giorni.

Non tutti gli enti pubblici hanno lo stesso livello di “trasparenza”

Secondo i dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze, su un totale di 28 milioni di fatture ricevute (e non respinte) al 31 dicembre del 2018 dalla PA, oltre 20 milioni risultavano essere già saldate. I dati, riportati dal Sole 24 Ore, dimostrano come a distanza di due anni dall’introduzione dell’obbligo di pagamento per le PA e 30 giorni dall’emissione fattura (60 giorni per le aziende sanitarie) si inizino a registrare i primi, timidi segnali di miglioramento in un settore dal cui corretto funzionamento dipende in larga misura lo stato di salute dell’economia nazionale.

Non tutti gli enti pubblici, tuttavia, comunicano ancora oggi i dati relativi al saldo delle fatture, nonostante l’introduzione del sistema informativo Siope Plus che unisce le informazioni sui pagamenti a quelle sui mandati di pagamenti delle fatture passive presenti nel PCC-Piattaforma dei crediti commerciali, rendendo quindi difficile (se non impossibile) una visione esaustiva del ciclo delle fatture. Una incognita che pesa particolarmente in un Paese dove l’incidenza dei mancati pagamenti di fatture della PA sul Pil nazionale è pari al 2,9%, ben lontano dallo 0,9% registrato in Spagna e dell’1,3% in Germania (dati CGIA Mestre).

I commercialisti lanciano l’allarme

In questo senso, è utile confrontare i dati “ufficiali” con l’esperienza quotidiana di professionisti come i commercialisti, che lavorano a stretto contatto con le aziende fornitrici della PA. Secondo il Barometro Censis-Commercialisti, realizzato in collaborazione con il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili su un campione di oltre 4.000 commercialisti italiani, il 60% di questi ultimi dichiara una crescente difficoltà da parte delle imprese clienti, alle prese con ritardi nei pagamenti di fatture da parte delle PA.

Poco, o nulla, sembra essere la percezione di un miglioramento a livello nazionale pur testimoniato dai dati: per il 30% dei commercialisti il tempo di attesa dei pagamenti è addirittura cresciuto, per il 50% è rimasto pressoché uguale al passato, con conseguenze spesso gravi dal punto di vista della sostenibilità del business di imprese di piccole dimensioni. Le alternative? Il 38% dei commercialisti dichiara di avere clienti che hanno dovuto fare richiesta di nuovi finanziamenti bancari di breve periodo, fidi e anticipi su fatture: una scelta necessaria, ma che molti speravano di non dover essere più costretti a compiere.

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