La finanza alternativa non è sinonimo di crowdfunding

La finanza alternativa non è sinonimo di crowdfunding

Gli ultimi dati sullo stato del crowdinvesting in Italia, rilasciati dall’Osservatorio del Politecnico di Milano, evidenziano la crescita dell’invoice trading a fianco delle piattaforme di equity e lending crowdfunding, segno di una maggiore diversificazione del settore della finanza alternativa anche nell’ecosistema italiano.

Si allarga la platea delle piattaforme specializzate in finanza alternativa a supporto di startup e piccole e medie imprese. Secondo i dati raccolti dall’Osservatorio Crowdfunding del Politecnico di Milano durante il 2016, insieme alla crescita dell’equity crowdfunding (+140% il capitale raccolto rispetto al 2015) e del lending (+892% il volume dei prestiti erogati alle imprese) per la prima volta anche il settore dell’invoice trading sembra aver intrapreso la via del consolidamento (+890%, per un valore totale delle fatture cedute di oltre 31 milioni di Euro). Seppur si tratti di volumi ancora ridotti, specie se rapportati con gli altri paesi dell’Europa occidentale, potrebbe essere il primo segnale di maturazione del settore della finanza alternativa nel nostro Paese, verso una maggiore consapevolezza da parte degli imprenditori e una maggior fiducia degli investitori istituzionali e non.

Secondo le ultime previsioni della World Bank, inoltre, il settore della finanza alternativa potrebbe raggiungere entro il 2020 un controvalore di almeno 90 miliardi di dollari di investimenti a livello mondiale, rispetto ai 34 miliardi attuali.

L’equity crowdfunding: dal 2017 esteso a tutte le PMI

Lo strumento dell’equity crowdfunding, dapprima destinato ad essere strumento di finanziamento solo per le startup (e le PMI) innovative, è ora alla portata anche di tutte le piccole e medie imprese italiane grazie all’approvazione dell’emendamento Galgano-Giuglietti della nuova legge di Bilancio 2017. Secondo quanto riportato da key4biz.it, l’equity crowdfunding ha raggiunto un primo livello di maturità in Italia solamente nel corso dell’ultimo anno, passando dagli 1,7 agli oltre 4 milioni di Euro raccolti, e da 261 a oltre 800 investitori complessivi, grazie all’esordio di 6 nuove piattaforme. Un impulso ulteriore potrebbe giungere, nel prossimo anno, dagli incentivi fiscali per gli investitori e da una crescente consapevolezza – da parte delle PMI – dell’esistenza di questo strumento di finanza alternativa, grazie alle attività di comunicazione e sensibilizzazione portate avanti da associazioni e istituzioni.

Social lending: arrivano i “big” internazionali

Il social lending o prestito peer-to-peer, è una forma di prestito via web tramite piattaforme autorizzate, utilizzabile sia dai privati sia dalle imprese, solitamente caratterizzato una maggior velocità di risposta alla domanda, da costi fissi più contenuti e tassi d’interesse allettanti per i prestatori.

Se nel 2016 il totale dei prestiti erogati alle imprese italiane tramite le piattaforme abilitate ha superato i sei milioni d’Euro, il 2017 potrebbe essere l’anno della definitiva esplosione del settore in Italia, grazie all’arrivo di nuovi player di rilevanza internazionale come l’israeliana Blender e la francese Lendix.

Quest’ultima, come riportato da Wired, ha intermediato prestiti alle imprese per un totale di 54 milioni di Euro dal 2014, nove volte il volume totale transato da tutte le piattaforme italiane lo scorso anno, e promette di intermediare oltre dieci milioni di Euro di prestiti alle aziende del Belpaese nel corso di quest’anno.

Fari puntati sull’invoice trading (e le agevolazioni fiscali)

Nel corso dell’ultima parte del 2016 sono diventate anche in Italia operative nuove piattaforme di invoice trading, tra cui www.cashme.it. Le piattaforme di invoice trading consentono alle PMI di finanziarsi tramite la cessione dei propri crediti commerciali, incassandone subito il 90% del loro valore nominale.

Se il finanziamento tramite la cessione anticipata delle fatture ha una lunga storia alle spalle, è grazie alla tecnologia che questa pratica ha potuto emanciparsi dal monopolio delle istituzioni finanziarie tradizionali, a partire da quei Paesi in cui la dipendenza delle PMI dal credito bancario è sempre stata storicamente meno pronunciata, come il Regno Unito.

Il ritardo nei pagamenti delle fatture, la prolungata stretta creditizia delle banche nei confronti delle imprese di dimensioni minori, e la consuetudine da parte delle banche stesse di valutare il merito creditizio dell’impresa creditrice (e non di quella debitrice) della fattura sono problematiche attuali ancora oggi e che lasciano presumere un’ulteriore crescita del settore nel corso del 2017. Crescita che potrebbe ulteriormente giovarsi sia di una maggiore consapevolezza da parte degli imprenditori circa l’esistenza di questa modalità di finanziamento alternativa, sia dall’estensione delle agevolazioni fiscali per gli investitori previste per i PIR (Piani Individuali di Risparmio).

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