Il fintech in Italia: le prospettive nel 2017

Il fintech in Italia: le prospettive nel 2017

Il 2017 sembra finora riconfermare l’enorme crescita che il settore fintech ha registrato durante tutto il 2016: nonostante oscillazioni dei mercati e incertezze di natura politica, si attendono risultati positivi.

Il fintech continua a crescere in Italia, anche se il settore nostrano rimane ancora lontano dai ritmi di paesi come USA e Gran Bretagna, che hanno lasciato alle loro spalle un 2016 ricco di investimenti in nuove e promettenti startup.

Da uno studio della School of Management del Politecnico di Milano sul settore della finanza italiana, sono ancora molto pochi gli attori che si avvalgono di strumenti e processi innovativi in grado di apportare un maggior valore aggiunto all’intero settore. A livello globale invece a partire dal 2011 sono nate ben 750 aziende tech e circa il 96% di queste si pone in relazione diretta con i consumatori oppure ha intrapreso una partnership con le banche in modo tale da aiutarle in questo processo di avanzamento tecnologico. Sono proprio queste le realtà, così come le startup, che dimostrano di saper guidare il comparto fintech verso un nuovo modello di relazione con il cliente.

La ripartizione delle startup fintech italiane per segmento. Fonte: StartupItalia!
In particolare, in Italia, oggi rimane compresso il numero di società che si avvale di strumenti come le intelligenze artificiali o i pagamenti con i Bitcoin, e gli istituti finanziari più grandi spesso prevedono un utilizzo delle tecnologie avanzate di supporto solo per un 18 % sul totale dei processi di investimento del proprio asset management. In ogni caso, le previsioni per l’intero 2017 sembrano favorire quelle start up che sono interessate sia ad ampliare il proprio portafoglio clienti, sia ad aumentare i propri volumi assoluti di crescita. I grandi istituti finanziari ed assicurativi sono sempre più interessati a stringere dei rapporti con le realtà più innovative e ciò anche per proteggersi soprattutto dal rischio che ci possa essere una dispersione dei ricavi a favore delle realtà fintech indipendenti. Si tratta di una sorta di scambio equo tra le parti: i grandi Istituti permettono alle startup fintech di accedere al proprio portafoglio clienti e ai capitali, ottenendo per contro la possibilità di innovare per linee esterne e di raggiungere nicchie di mercato altrimenti non appetibili in termini di costo/opportunità.

Una grande opportunità che verrà alla luce in Italia, nel corso di quest’anno, è sicuramente rappresentata dall’ingresso di una serie di investitori professionali, anche stranieri, che saranno un solido punto di partenza per allinearsi agli standard del settore P2P internazionale.

C’è tanta strada ancora da fare nel nostro paese per raggiungere gli standard del fintech di paesi più avanzati come la Gran Bretagna dove regnano flessibilità, una solida cultura finanziaria e un’ottima attitudine al digitale. Ma secondo una ricerca di PwC, sempre più realtà italiane si stanno orientando verso l’avviamento di partnership col settore fintech.

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