Fintech: il futuro della finanza alternativa secondo Fabrizio Villani

Fintech: il futuro della finanza alternativa secondo Fabrizio Villani

Fabrizio Villani, autore di Fintastico e founder del gruppo Fintech Italia su LinkedIn, spiega il ruolo futuro della finanza alternativa. “È necessario promuovere una buona educazione finanziaria per sensibilizzare le istituzioni, gli imprenditori e i risparmiatori affinché questi inizino a fidarsi della realtà fintech, che pare essere ancora poco conosciuta.”

Qual è stato il tuo percorso professionale e personale nel fintech?

Dopo una laurea triennale in Economia e Commercio estero in Italia e una specializzazione ad Amsterdam ho trovato una posizione in ambito fintech presso la sede a Barcellona di Kantox, un marketplace peer2peer di cambio valuta per le imprese, lavorando per il mercato italiano.

Nello stesso periodo ho avviato Fintech Italia, un gruppo su Linkedin, che ora conta più di 1800 membri.  Mi sono poi dedicato a NoviCap, un marketplace stile CashMe spagnolo che anticipa fatture per piccole medie imprese spagnole.  Adesso sono a Milano e rimarrò fino a dicembre perché ho vinto una borsa di studio per un corso di programmazione intensivo che mi permetterà di acquisire nuove competenze tecniche.

Cosa puoi dirci del progetto Fintastico?

Fintastico è un progetto nato con l’intenzione di creare una sorta di Product Hunt del Fintech che funzioni anche come uno strumento di opening innovation molto utile a chi non è del settore volendosi quindi porre sia come B2C sia come B2B. Ci ci stiamo espandendo e registriamo molti nuovi iscritti; prossimamente organizzeremo un hackaton sul fintech per una banca.

Quali prospettive vedi per la finanza alternativa in Italia?

Guardando all’estero, le prospettive sono e devono essere rosee: nonostante la fama creativa degli italiani sembra sia ancora difficile per molte persone accettare l’innovazione del fintech, ma è una strada obbligatoria. È necessario che le realtà già presenti sul nostro territorio inizino a consolidare la loro posizione sul mercato nazionale per poi espandersi su quello internazionale. Per superare questa fase di consolidamento, ostacolata dalla scarsa educazione finanziaria e dalla poca conoscenza della lingua inglese, bisogna promuovere una serie di iniziative capaci di far acquisire più notorietà alla realtà fintech ma soprattutto di creare fiducia.

In che modo si potrebbero sensibilizzare le istituzioni perché a loro volta educhino gli imprenditori?

Le partnership con le startup fintech dovrebbero sempre basarsi sull’educazione finanziaria perché solo attraverso una buona e completa informazione è possibile sensibilizzare in modo efficace le istituzioni e quindi gli imprenditori. Innanzitutto è necessario che le istituzioni capiscano che è adesso il momento giusto per entrare nel fintech perché tra cinque anni sarà troppo tardi e che la partnership con una startup può consentire loro, che hanno un portafoglio clienti consolidato, di unire le forze con chi invece ha bisogno di aumentare la propria base clienti.

Quali sono i settori in crescita nell’immediato?

Secondo me uno dei settori con una maggiore ricettività è il settore dell’insurtech: :”l’Italia è infatti il primo paese al mondo per quanto riguarda la telematica, come ad esempio per la scatola nera sulle automobili. Per quanto riguarda il fintech vero e proprio il lending sfortunatamente non è un settore di maggiore crescita al momento perché i tassi di interesse sono negativi e quindi di solito il prezzo offerto dalle banche è più vantaggioso, anche se solitamente le soluzioni fintech offrono comunque ai consumatori maggiore flessibilità rispetto a quelle degli istituti bancari.

Come si può smuovere la massa dei risparmiatori?

Attirare risparmiatori è un compito arduo perché il problema che ho riscontrato è quello della fiducia, ma potrebbe essere superato se gli italiani venissero orientati da qualcuno competente verso la finanza alternativa. È necessario che tutto parta dal fornire un’educazione finanziaria efficace che spieghi, ad esempio, che i rendimenti che si ottengono grazie a una fintech sono maggiori e con meno rischio rispetto a quelli che si ottengono dalle banche e che faccia capire che ciò avviene anche perché è nell’interesse della startup stessa che non ci siano problemi di default e che il cliente sia più tutelato.

About the Author

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato