Finanza alternativa: dove il mercato cresce più rapidamente, e perché

Finanza alternativa: dove il mercato cresce più rapidamente, e perché

Secondo l’ultimo report del Cambridge Center for Alternative Finance e Banca Mondiale esiste una correlazione positiva tra regolamentazione e sviluppo della finanza alternativa in un determinato Paese.

Perché accontentarsi di fare bene, se si può fare meglio? Gli ultimi dati sullo sviluppo della finanza alternativa nel nostro Paese sono un segnale delle potenzialità ancora inesplorate di questo settore in un contesto come quello italiano.

Secondo il 2° Quaderno di Ricerca “La finanza alternativa per le PMI in Italia” dell’Osservatorio PoliMi, infatti, da luglio 2018 a giugno 2019 le piccole e medie imprese italiane hanno ricevuto fino a 3 miliardi di euro di liquidità attraverso canali alternativi al sistema bancario (rispetto ai 2,3 miliardi dell’anno precedente).

Se p2p lending, equity crowdfunding, private equity sono ancora lontani dall’aver raggiunto una rilevanza sistemica, l’invoice trading online ha sfiorato i 940 milioni di euro erogati negli ultimi 12 mesi (in crescita del 91% rispetto all’anno precedente): la cessione di crediti commerciali tramite piattaforme specializzate, come CashMe, è oggi l’unico settore della finanza alternativa italiana a tenere il passo con il resto d’Europa.

La finanza alternativa come antidoto alle mancanze del sistema bancario

La finanza alternativa in Italia ha un obiettivo che potremmo definire “storico” da compiere: colmare quel gap tra sistema bancario ed economia reale che è andato consolidandosi dall’inizio della crisi economica, portando il nostro Paese a un misero 19° posto in Europa dal punto di vista della facilità di accesso al credito (dati Sme Access to Finance Index).

In questo contesto, ogni ulteriore sviluppo della finanza alternativa in Italia deve andare nella direzione di ridurre la percentuale di PMI potenzialmente vulnerabili dal punto di vista finanziario (il 7% del totale, rispetto alla media continentale del 3%): obiettivo perseguibile grazie a una crescita generalizzata di tutto il settore, non solo dell’invoice trading (che già gode di ottima salute).

Lo sforzo dei policymaker di tutto il mondo per incentivare lo sviluppo della finanza alternativa

È importante, a questo proposito, sottolineare come i Paesi dove l’ecosistema della finanza alternativa si è più sviluppato sono anche quelli dove il lavoro dei policy maker ha creato forme di regolamentazione “ad hoc” per incentivare la crescita del settore, secondo quanto riportato dal report “Regulating Alternative Finance: Results from a Global Regulator Survey”, realizzato dal Cambridge Center for Alternative Finance e dalla Banca Mondiale.

Un esempio di questa correlazione positiva tra regolamentazione e sviluppo della finanza alternativa viene dalla lontana Malesia, al secondo posto nella classifica dei framework normativi più avanzati al mondo e dove il settore ha fatto registrare una crescita in tripla cifra (+125%) dal 2013 al 2017. La Malesia, insieme a Singapore, Regno Unito, Stati Uniti funge oggi da modello per i policy maker degli altri Paesi (incluso il nostro).

L’obiettivo di una regolamentazione “su misura”, secondo i policy maker intervistati dagli estensori del report, deve essere quello di favorire l’accesso ai servizi finanziari alternativi da parte di cittadini e imprese in maniera più trasparente e immediata rispetto a quanto avviene attualmente. Contemporaneamente, il 68% dei policy maker prevede che la definizione di nuove norme possa altresì stimolare l’innovazione all’interno del sistema bancario, il quale troppo spesso ha abdicato al suo compito di servire l’economia reale.

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