Finanza alternativa e AI: i dati del CCAF e la nostra visione

Finanza alternativa e AI: i dati del CCAF e la nostra visione

Sta facendo discutere l’ultimo report del Cambridge Center for Alternative Finance (CCAF) riguardo all’adozione massiccia dell’Intelligenza artificiale in ambito finanziario. La nostra opinione a riguardo.

Entro due anni l’intelligenza artificiale potrebbe cambiare per sempre l’industria dei servizi finanziari. Secondo l’ultimo report del World Economic Forum a cura del Cambridge Centre for Alternative Finance (CCAF) della University of Cambridge Judge Business School, punto di riferimento globale per la finanza alternativa, il 77% delle aziende fintech e degli istituti finanziari tradizionali prevedono che l’intelligenza artificiale modificherà profondamente il loro business da qui al 2022.

Otto aziende finanziarie su dieci hanno già sperimentato l’AI

Nel 2019, già l’85% delle aziende intervistate avrebbe introdotto una “qualche forma” di intelligenza artificiale in azienda, per lo più nell’ambito del risk management (56%) o nella creazione di nuovi prodotti ancora da verificare alla prova del mercato. Realizzato su un campione di 151 aziende, il report del CCAF sottolinea a più riprese come la rapida adozione dell’AI in ambito finanziario possa aiutare fintech e banche a resistere alla concorrenza delle grandi aziende tecnologiche come Amazon, Google, Facebook.

In questo contesto, tuttavia, non sono pochi gli ostacoli che penalizzano ancora fortemente l’adozione di massa dell’AI nel settore: le difficoltà di accesso ai dati, la scarsità di professionisti specializzati e di talento, insieme a uno scenario regolamentare ancora per lo più incerto, che inibisce l’iniziativa delle istituzioni tradizionali e penalizza la fiducia nelle fintech da parte del mercato.

Gli algoritmi prenderanno il posto delle persone? Se gli “incumbent” si attendono una riduzione della forza lavoro del 9% da qui al 2030 a causa dell’AI, per le fintech la riduzione del personale potrebbe portare all’esclusione di una figura ogni cinque (-30%). Una previsione in linea con le prospettive di altri settori, ma che tuttavia potrebbe essere molto distante dalla realtà per ragioni strettamente legate al business e all’estrema frammentazione dello scenario economico.

L’investimento in tecnologia deve andare di pari passo con gli investimenti in capitale umano

Noi di CashMe siamo impegnati nello sviluppo continuo della nostra piattaforma tecnologica, e nel nostro futuro c’è sicuramente la sperimentazione e adozione di tecnologie di machine learning e intelligenza artificiale volte a rendere più immediato ed efficiente il processo di registrazione e cessione delle fatture rispetto ai già ridottissimi tempi odierni (in media, meno di due giorni per completare una cessione).

In questo contesto, tuttavia, crediamo che ad ogni investimento in tecnologia debba accompagnarsi un analogo investimento in capitale umano: per questo nel 2020 abbiamo in programma un rafforzamento del nostro team interno di backoffice, e un’espansione della nostra rete di specialisti su tutto il territorio nazionale per affiancare i nostri clienti e supportarli dal vivo verso la soluzione più adatta alle loro esigenze.

Perché abbiamo scelto questa strada? Entro pochi anni l’intelligenza artificiale potrebbe rivoluzionare un business di per sé già rivoluzionario come l’invoice trading: anziché lavorare di meno, lavorare con meno persone, crediamo che ogni ora di lavoro risparmiata grazie alla tecnologia dovrebbe diventare un’ora in più da dedicare alla cura della relazione con il cliente e nell’ascolto delle esigenze di quest’ultimo, che cambiano ogni giorno e a seconda del contesto. Esattamente ciò che gli algoritmi non sono in grado di fare.

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