Credit crunch: quali sono i settori che rischiano di più

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Prodotti metallici, tessili e abbigliamento, ma anche costruzioni, alimentari, e molti altri ancora: sono questi i settori dove si registrano il maggior numero di aziende che hanno chiesto una moratoria sui prestiti nel corso del 2020, secondo i dati di Crif Ratings.

L’unica certezza è che non vi sono certezze: questa è la sintesi delle previsioni riguardanti l’ondata di crediti deteriorati che si materializzeranno nei prossimi mesi con il venir meno delle garanzie pubbliche sui prestiti e su altre forme di sostegno alle aziende più colpite dalla pandemia. A complicare un quadro già a tinte fosche si aggiungeranno, infine, le nuove regole sulla classificazione automatica dei crediti in default, che potrebbero escludere temporaneamente non poche aziende dal tradizionale canale di finanziamento bancario.

Regole di pagamento stringenti in uno scenario incerto e variabile

A partire dal prossimo anno, infatti, le banche dovranno classificare automaticamente in default ogni credito superiore a 500 euro o all’1% del totale dell’esposizione dell’impresa verso la banca stessa, non rimborsato da più di 90 giorni. In un contesto generale segnato dall’incertezza, dove tempi e modalità di riaperture possono variare moltissimo da azienda ad azienda, da regione a regione, molte imprese potrebbero diventare dall’oggi al domani “cattivi pagatori” senza la possibilità di compensare con altre linee di credito.

In questo contesto, non è semplice individuare quali saranno le aziende più a rischio di sconfinamento: secondo i dati di Crif Ratings, tuttavia, è abbastanza evidente quali siano le imprese per cui la moratoria sui prestiti ha garantito la sopravvivenza nel corso del 2020, e che potrebbero trovarsi nella condizione di non poter più rimborsare il finanziamento, o di non poterlo fare secondo i tempi previsti da scadenze così rigide e soglie di segnalazione così basse rispetto al totale dell’esposizione dell’azienda verso la banca.

Quali sono i settori che hanno beneficiato delle moratorie sui prestiti

La percentuale di aziende che hanno beneficiato fin qui di una moratoria sui prestiti supera il 20% nel settore della chimica, del commercio all’ingrosso e al dettaglio, nell’ict, media e tlc, nelle utilities ed energia, nell’agricoltura e immobiliare, mentre sale fino al 40% nel settore del commercio dei veicoli, costruzioni, alimentari e bevande, trasporti, logistica, meccanica e veicoli, meccanica strumentale ed elettronica. Oltre il 40% ci sono invece le aziende di prodotti metallici, leisure, tessili e abbigliamento. Nessuno, ad oggi, è in grado di sapere quante di queste aziende potranno riprendere a pagare le rate con regolarità.

Da grave, la situazione potrebbe presto diventare disperata: “così come è facile per una grande impresa ottenere mutui o prestiti – ha dichiarato Andrea Filtri, co-head European equity research di Mediobanca Securities, ad Affari&Finanza del 21 dicembre – non lo è lo stesso per un’impresa media e piccola“. Alle difficoltà di accesso al credito già riscontrate in questi mesi, molte PMI oggi “in moratoria” potrebbero andare rapidamente incontro all’esclusione da quest’ultimo per via di una sola fattura da più di 500 euro saldata in ritardo dai propri clienti: un’eventualità tutt’altro che remota, come molti imprenditori sanno bene.

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