Ritardi nei pagamenti delle fatture: dall’Italia al resto del mondo

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Quali sono i tempi di pagamento delle fatture nei vari Paesi del mondo e in che modo le imprese stanno provando a reagire grazie all’aiuto del fintech.

“Non” tutto il mondo è Paese: i tempi di pagamento delle fatture possono variare enormemente da uno Stato all’altro, da un continente all’altro, a seconda di normative più o meno permissive nei confronti dei debitori e di una diversa cultura e sensibilità imprenditoriale.

È quello che emerge dalla ricerca annuale di Dun & Bradstreet, secondo la quale il Giappone si conferma come il Paese con il minor numero di fatture non pagate entro 90 giorni dall’emissione di queste ultime, seguito da Taiwan, Olanda, Cile, Nuova Zelanda, Germania, Regno Unito e Stati Uniti.

I tempi di pagamento delle fatture raddoppiano dopo il lockdown

Nel dettaglio, in questi Paesi la percentuale di aziende che nel corso del 2019 hanno subito ritardi superiori ai 90 giorni nei pagamenti delle fatture sarebbe inferiore al 5% del totale: una situazione destinata a mutare, in peggio, in seguito alla crisi economica innescata dalla pandemia tuttora in corso.

Secondo quanto riportato dal Financial Times, infatti, perfino un Paese considerato solitamente “virtuoso” come il Regno Unito sta registrando in queste ultime settimane un drastico peggioramento dei tempi di pagamento delle fatture, con una crescita dell’80% dei ritardi nel settore delle piccole e medie imprese.

Sei milioni e mezzo di posti di lavoro mancati

Il ritardo nei pagamenti delle fatture, che le imprese di tutto il mondo sperimentano oggi in maniera diffusa a causa della crisi economica, non riguarda solo gli imprenditori: secondo uno studio europeo, citato dallo stesso Financial Times, una maggiore puntualità nei tempi di pagamento potrebbe portare infatti alla creazione di oltre 6,5 milioni di posti di lavoro solo nel nostro continente.

Le aziende, per fortuna, non sono rimaste a guardare: secondo la stessa fonte sono oggi sempre più numerose le imprese che si servono di piattaforme fintech di invoice trading per cedere i propri crediti commerciali, in maniera alternativa o complementare rispetto al tradizionale canale bancario, ottenendo in cambio liquidità immediata per finanziare il proprio capitale circolante.

L’Italia, per una volta, non fa difetto: le piattaforme fintech di invoice trading come CashMe sono presenti sul mercato già da diversi anni e rappresentano oggi uno dei settori a più rapida crescita nella “finanza alternativa” del nostro Paese, in un contesto da sempre caratterizzato da ritardi nei tempi di pagamento delle fatture e che solo oggi offre alternative su misura ai bisogni delle imprese di ogni dimensione.

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