Il 2020 delle PMI italiane: come cambia il merito creditizio

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Una approfondita indagine dell’Ufficio Studi di Modefinance analizza l’impatto della crisi in corso sul rating delle piccole e medie imprese italiane e sulle loro possibilità future di accesso al credito bancario.

Una battuta d’arresto significativa dopo anni di continua crescita: è questa una sintesi dell’impatto della crisi economica innescata dalla pandemia di Covid-19 sulle piccole e medie imprese italiane, secondo quanto si legge nei dati elaborati dall’ufficio studi di Modefinance su un campione di 85 mila aziende del nostro Paese che hanno depositato i bilanci alla data del 30 novembre 2020.

Si riducono le triple “A”, crescono le aziende in default o a un passo dall’insolvenza

Secondo il report di Modefinance, società fintech specializzata nella valutazione e gestione del rischio di credito attraverso sistemi di intelligenza artificiale, gli ultimi mesi hanno rappresentato una netta soluzione di continuità rispetto a un percorso altrimenti virtuoso sul piano del miglioramento del merito creditizio: senza il Covid, quest’anno la valutazione mediana delle aziende nostrane sarebbe potuta passare da “BB” a “BBB”, mentre ora pare destinata ad attestarsi su valori più prossimi alla tripla “C”.

Nella proiezione, elaborata da Modefinance, scompaiono infatti quasi del tutto le aziende a tripla e doppia “A”, mentre crescono i rating a doppia “C” (dal 2,81% al 17,45% del totale) e “C” (dall’1,11% al 13,8%), ovvero a un passo dall’insolvenza. In questo difficile scenario le aziende in default passeranno dallo 0,11% al 4,36% del totale del campione analizzato: una tendenza difficilmente prevedibile solo dodici mesi fa.

La maggior parte delle aziende andrà incontro a un “downgrade”

Nel dettaglio, sarebbero oltre 70 mila le aziende del campione destinate ad andare incontro a un peggioramento del rating e quindi delle possibilità di accesso al credito bancario: oltre 60 mila aziende potrebbero subire un “downgrade” fino a tre livelli, mentre sarebbero “solo” 7 mila le imprese a venire declassate di 4 livelli e 2 mila di 5 livelli. Solo l’1,36% delle aziende potrebbe infine andare incontro a un sensibile miglioramento.

Non mancano, tuttavia, i segnali di ottimismo: secondo gli esperti di Modefinance le imprese avrebbero ormai “imparato a guardare a forme alternative di credito e a strumenti per l’efficientamento del circolante, oltre che ad un migliore gestione del cash flow”. Tra questi, figurano anche gli strumenti per l’invoice trading online (come CashMe). In questo senso, secondo la stessa fonte “è ipotizzabile un inizio di ripresa nel 2021” che potrebbe portare a un ritorno “ai livelli ante-Covid”, seppur solo nel medio e lungo periodo.

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