PMI: il ritardo nei pagamenti rallenta la ripresa post-Covid

PMI e ritardo nei pagamenti, un ostacolo per la ripresa
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Secondo un report di Anima, federazione della meccanica varia, i ritardi nei pagamenti si aggiungono alla difficoltà di accesso al credito bancario nel frenare la ripresa delle aziende nel post-Covid.

Si riduce il rischio di perdite consistenti di fatturato, ma i tempi di pagamento aumentano a dismisura lasciando molte imprese ad affrontare i rischi legati alla mancanza di liquidità, seppur temporanea. È questo l’allarme contenuto nell’ultimo report di Anima, la federazione di meccanica varia, secondo la quale almeno un’azienda su tre sta andando incontro a persistenti ritardi nei pagamenti delle fatture da parte dei clienti, unita a una diffusa difficoltà di accedere al credito bancario previsto dal Decreto Rilancio.

Un’azienda su tre denuncia ritardi nei pagamenti delle fatture

Se da un punto di vista generale la situazione delle imprese italiane appare tutto sommato rassicurante, grazie a riserve di liquidità maggiori rispetto a quelle delle aziende che avevano affrontato la precedente crisi economica del 2008 (come si legge nell’ultimo report dell’ufficio studi Mediobanca), nondimeno non sono pochi i settori e le piccole e medie imprese che lamentano una persistente condizione di criticità.

I ritardi nei pagamenti delle fatture, in questo senso, vanno in controtendenza con la generale ripresa dell’attività produttiva: secondo il report di Anima la percentuale di aziende della meccanica che prevede un calo dei ricavi superiore al 20% rispetto al 2019 si è dimezzato negli ultimi tre mesi, ma la percentuale di aziende alle prese con fatture non saldate in tempo è rimasta per lo più stabile sopra al 60% del totale, calando solo di nove punti percentuali rispetto alla medesima rilevazione di tre mesi prima.

“Le fintech sono più vicine ai bisogni delle PMI”, secondo il CEO della British Business Bank

In questo senso, la ripresa degli ordini e il ritorno sui livelli di produttività antecedenti al lockdown rischia di essere vanificata da continui e ingiustificati ritardi nei pagamenti, che mettono sotto stress il bilancio e in certi casi la sopravvivenza stessa delle aziende più colpite di altre dalla chiusura forzata. Secondo Marco Nocivelli, presidente di Anima, i problemi di liquidità sono ulteriormente acuiti per colpa “dell’’eccessiva burocrazia di accesso al credito bancario”, come si legge in un articolo del Sole 24 Ore.

Non sorprende, quindi, che un numero crescente di imprese stia oggi utilizzando piattaforme fintech di finanza alternativa, dai prestiti p2p all’invoice trading online, per accedere alla liquidità necessaria in maniera più immediata e flessibile rispetto ai canali e strumenti tradizionali. E non è un caso che una figura come Catherine Lewis La Torre, CEO della British Business Bank, abbia sottolineato in una recente intervista la capacità delle aziende fintech di rispondere ai mutevoli bisogni delle PMI dal punto di vista del fabbisogno finanziario in misura maggiore rispetto ai player tradizionali, e con molta meno “burocrazia”.

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