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Le conseguenze della riduzione dei finanziamenti bancari alle PMI e le soluzioni offerte dalla finanza alternativa per ottimizzare il flusso di cassa delle imprese.

Le imprese italiane continuano a riscontrare difficoltà nell’accesso al credito, un problema che colpisce particolarmente le PMI.

Secondo le stime di Confartigianato ancora a febbraio di quest’anno i prestiti verso le imprese con meno di venti dipendenti sono calati dell’1,7%. Una situazione che perdura ormai da anni: il credit crunch, la contrazione delle erogazioni da parte delle banche, è solo una delle conseguenze della crisi finanziaria mondiale del 2008.

Con l’aumentare degli NPL, non-perforrming loans ovvero i crediti deteriorati, le banche hanno scelto di ridurre i rischi imponendo condizioni più impegnative per l’accettazione delle domande di finanziamento, portando così a una diminuzione costante delle erogazioni: secondo i dati del Centro studi di Unimpresa la contrazione verso le imprese è stata pari a 85 miliardi di Euro in meno tra il 2012 e il 2015 e di 18 miliardi solo nell’ultimo anno.

Finanziamenti PMI

La stretta del credito tra le prime cause di chiusura delle imprese

Questo modus operandi ha finito per aggravare le conseguenze della crisi, privando le aziende in difficoltà della liquidità necessaria per poter far fronte ai debiti accumulati.

Secondo le stime del Centro Studi ImpresaLavoro, tra il 2009 e il 2015 in Italia sono fallite oltre 75.000 imprese, con una ripartizione annuale in crescita ininterrotta fino al 2014, quando si è toccato il record di 15.605 chiusure fallimentari.

Molti di questi tracolli hanno riguardato proprio le PMI: secondo il Rapporto Cerved PMI 2015 il numero di piccole e medie imprese è crollato da 150.000 a 137.000 tra il 2009 e il 2014.

Primo step verso la ripresa: la disponibilità adeguata di liquidità

Nel corso dell’ultimo anno si sono avuti i primi segnali di ripresa del settore imprenditoriale, ma i livelli di redditività e di crescita precedenti alla crisi restano tutt’ora una meta lontana.

Per raggiungere questi obiettivi è di vitale importanza che le imprese possano controllare il proprio flusso di cassa tramite una disponibilità adeguata di liquidità, ma il settore bancario non sembra pronto a voler giocare questo ruolo: secondo le ultime rilevazioni della Banca d’Italia ancora a marzo di quest’anno i prestiti alle imprese sono diminuiti dello 0,3% su base annua, nonostante la domanda da parte di queste ultime sia in aumento.

finanziamenti PMI

Questo, nonostante esperti e rappresentanti delle istituzioni finanziarie abbiano più volte sottolineato la necessità di garantire un maggiore accesso al credito alle imprese per favorire la ripresa economica.

Lo stesso Vincenzo Boccia, Presidente di Confindustria, parlando davanti a una platea d’imprenditori ha recentemente dichiarato: “insieme dobbiamo definire una politica per il credito e per la finanza aziendale, supportare le imprese nella raccolta di capitali esterni per consentire loro di crescere senza debito”.

Dello stesso avviso Mauro Pagani, Capo della Segreteria Tecnica del Ministero dell’Economia, secondo cui «bisogna trovare canali efficaci e semplici affinché il risparmio privato confluisca sulle medie imprese italiane».

Di fronte a questo scenario, la crescita della finanza alternativa in Europa e nel mondo offre oggi una serie di strumenti alle PMI, dalle piattaforme di prestito P2P all’invoice financing, all’equity crowdfunding, per ricevere liquidità immediata al di fuori del canale bancario. Il settore nel suo complesso vale oltre 3 miliardi di dollari in Europa e, secondo uno studio dell’Università di Cambridge, uno dei principali strumenti di finanza straordinaria per PMI.

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