Dal factoring all’invoice trading: strumenti diversi per esigenze diverse

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Secondo gli ultimi dati elaborati da KPMG l’industria del factoring continua a crescere nel nostro Paese, in un contesto in cui si moltiplicano le opzioni a disposizione delle imprese per il finanziamento del capitale circolante.

Un partner finanziario del tessuto connettivo del sistema delle imprese italiane: è con questa impegnativa definizione che KPMG ha sancito la definitiva affermazione del settore factoring nel contesto economico e finanziario italiano, secondo quanto emerge dall’analisi dei bilanci dell’esercizio 2019 delle principali società di factoring attive nel nostro Paese, che mostra un’industria in costante crescita dal punto di vista della redditività e della rilevanza sistemica pur di fronte alle recenti, improvvise criticità sorte negli ultimi mesi.

L’impatto della crisi sulle società di factoring secondo KPMG

Quello del factoring è un settore che ha registrato nel corso del 2019 un aumento del 6,4% del tasso di turnover e dell’1,8% della redditività (ROE) grazie alla dinamicità e versatilità dimostrata dai suoi migliori e principali interpreti in Italia. Nei prossimi anni, come sottolineato dallo stesso report di Kpmg, la crescita del factoring nel nostro Paese dipenderà sempre più dall’efficienza e specializzazione del servizio offerto ai clienti, a fronte della sfida portata da nuove aziende e società fintech sullo stesso terreno di business.

Secondo i dati elaborati da Kpmg, tuttavia, al 30 giugno 2020 la variazione del turnover aggregato del mercato factoring avrebbe fatto registrare una contrazione nell’ordine del 13%, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nell’ambito dell’attuale crisi economica, si legge sempre nel rapporto, le società di factoring potrebbero quindi trovarsi presto nella difficile situazione di dover convogliare “risorse finanziarie verso il circolante di imprese che più efficientemente di altre potranno trainare la ripresa”. E tutte le altre?

L’invoice trading come strumento alternativo o complementare al factoring

In questo contesto si inserisce ed è destinato a ricoprire un ruolo di crescente rilevanza il settore che oggi va sotto il nome di “invoice trading”, e che secondo gli ultimi dati elaborati dal Politecnico di Milano avrebbe superato nel corso del 2020 il miliardo di euro di finanziamenti erogati alle PMI italiane tramite la cessione di crediti commerciali online. Un settore quindi a sua volta in rapida crescita e che si candida al ruolo di strumento complementare, quando non alternativo, al factoring tradizionale.

L’invoice trading si rivolge infatti a una platea di imprese potenzialmente più ampia di quelle solitamente eleggibili per i servizi di factoring. Grazie all’assenza di segnalazioni in centrale rischi e alla maggiore flessibilità nella scelta dei crediti commerciali da cedere, l’invoice trading online si rivolge oggi anche a quelle aziende – Spa o Srl – in condizioni di stress finanziario, anche in regime di concordato, che necessitano di liquidità immediata per finanziare il proprio capitale circolante.

Più che un’alternativa, quindi, il servizio di invoice trading fornito da piattaforme come CashMe rappresenta uno strumento complementare sia per quanto riguarda le banche, sia per quanto riguarda il factoring tradizionale: fornendo un sostegno a tutte le imprese, l’invoice trading consente a queste ultime di far parte del gruppo di coloro che fungono da “traino della ripresa”, e che sono più appetibili agli occhi delle stesse società di factoring.

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