Cresce il rischio di “credit crunch”: quali sono le alternative per le PMI

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L’introduzione di regole più restrittive per le banche sui crediti deteriorati rischia di avere un effetto negativo sull’erogazione del credito verso le PMI: ecco perché è importante conoscere fin da subito le possibili alternative al canale bancario.

Luci e ombre sul fronte del credito per le piccole e medie imprese italiane. Se da un lato le garanzie pubbliche sui prestiti erogate dal Fondo per le PMI sono state ulteriormente prorogate fino al giugno 2021, dall’altro le banche dovranno nei prossimi mesi fare i conti con una normativa più stringente sul fronte degli NPL e il moltiplicarsi dei segnali di crisi tra imprese poste di fronte a una continua contrazione della domanda.

Crediti deteriorati in crescita, rapporto NPE e crediti sul punto di raddoppiare

I segnali ci sono tutti: secondo l’ultimo report dell’Ufficio Studi di Banca Ifis il volume complessivo di crediti deteriorati in Italia arriverà a sfiorare i 338 miliardi di euro nel 2020 e i 385 miliardi di euro a fine 2021, con un rapporto tra NPE (l’insieme dei crediti deteriorati: sofferenze, incagli e scaduti) e totale dei crediti erogati in crescita dal 6,2% al 7,3% da qui a quattordici mesi.

Secondo il Sole 24 Ore questo scenario in rapido peggioramento sta per trasformarsi in una vera e propria “spada di Damocle” per la banche: alla crescita degli NPL andranno ad aggiungersi dal gennaio 2021 nuove regole più restrittive sulla classificazione dei crediti deteriorati e i tempi di svalutazione di questi ultimi, con la possibile conseguenza di un atteggiamento più prudente dal punto di vista dell’erogazione del credito. Soprattutto nei confronti di quelle imprese messe in difficoltà dal lockdown e dalla successiva contrazione dei consumi, e che più di altre avrebbero bisogno di liquidità immediata per proseguire con l’attività.

Dal lending crowdfunding all’invoice trading, le PMI studiano gli strumenti “alternativi”

Se prepararsi a un vero e proprio “credit crunch”, oggi, appare ancora piuttosto prematuro, non lo è individuare per tempo possibili canali di finanziamento alternativi rispetto a quello bancario. Tra questi figurano l’equity e il lending crowdfunding, passati dai 517 milioni di euro di fondi erogati nel 2019 ai 908 milioni di euro nel 2020 secondo il quinto report italiano sul Crowdinvesting, e l’invoice trading, che consente di ricevere liquidità immediata dalla cessione di crediti commerciali su piattaforme come CashMe.

Il fatto di operare una cessione pro-soluto, tramite l’invoice trading, consente di evitare la segnalazione in Centrale Rischi rispetto a soluzioni che comportano un finanziamento – è la testimonianza di Matteo Maresta, CFO del Gruppo CMS e cliente CashMe, in un’intervista di pochi mesi fa – Purtroppo in determinate situazioni le banche tendono a non operare: CashMe è la dimostrazione che l’accesso alla liquidità non deve essere complicato, soprattutto quando si possiedono i giusti fondamentali”.

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