Invoice trading vs factoring: quali differenze?

Invoice trading vs factoring: quali differenze?

Sia invoice trading che factoring fanno parte di quella tipologia di finanza alternativa che vede nella cessione delle fatture lo strumento per garantire flussi di cassa continui alle imprese. Vediamo insieme quali sono le differenze.

Nota introduttiva: stante la novità della materia, non esistono ancora termini specifici e universalmente riconosciuti per indicare e distinguere le tre principali forme di finanziamento del capitale circolante. In particolare, mentre dai media britannici il termine invoice financing è sovente utilizzato per indicare la famiglia allargata di tali strumenti, noi utilizzeremo questo termine, unitamente ad “invoice trading”, per indicare l’attività specifica di compravendita di fatture tramite il web.

Gli ultimi nove anni in Italia sono stati caratterizzati da un prolungato credit crunch: le banche e gli istituti finanziari hanno progressivamente ridotto le erogazioni di finanziamenti, soprattutto a breve e medio termine, sia alle famiglie sia alle imprese. Mentre nel caso delle prime il trend sembra essere in via di reversione, perdura nel caso delle seconde: secondo gli ultimi dati diffusi dalla Banca d’Italia, a giugno i prestiti alle società non finanziarie sono diminuiti dello 0,5% su base annua. Le imprese hanno così rivolto altrove la propria ricerca di liquidità e da alcuni anni trovano sempre più offerte da parte del mondo della finanza alternativa.

Tra le soluzioni più innovative, acquista sempre più successo in Europa l’invoice trading, che consiste nella monetizzazione dei crediti pendenti e non ancora scaduti tramite piattaforme online che consentono la cessione degli stessi ad investitori professionali.

Il fenomeno nasce nel Regno Unito dove ha ormai superato il traguardo di 1 miliardo di sterline scambiate, ma anche in Europa ed in Italia un numero crescente di PMI stanno iniziando a rivolgersi con successo a questa forma di monetizzazione del credito.

Altra forma di finanza alternativa, benchè ben più consolidata, è il factoring; dal 2007 al 2013, secondo i dati raccolti da Assifact, le imprese italiane che si sono avvalse del factoring per liberare cassa sono aumentate del 25%; nel 2014 e nel 2015, la crescita è stata in media del 3,1%, mentre per l’anno 2016 si stima un ulteriore incremento del 3,9%.

Ma quali sono le differenze tra queste due principali forme alternative di anticipo delle fatture, invoice financing (o invoice trading) e factoring? Sebbene simili, vi sono alcune peculiarità che rendono più vantaggioso il ricorso ad una soluzione piuttosto che all’altra a seconda delle situazioni.

Con l’invoice financing, le aziende vendono alcune delle proprie fatture su piattaforme web specializzate, e gli investitori le acquistano pagando subito un acconto, generalmente pari al 90% del valore nominale del credito; quando la fattura viene saldata, l’investitore ne incassa il controvalore e contestualmente versa il saldo all’azienda cedente, tipicamente compreso tra il 7% e il 9% del valore della fattura.

Nel factoring, un’azienda generalmente cede interi pacchetti di crediti commerciali, presenti e futuri, ad un operatore specializzato, il factor, che li acquista direttamente e che ne assume anche l’incarico di gestione amministrativa.

Mentre quindi con l’invoice trading le aziende possono decidere in base alle esigenze quotidiane quali tra le proprie fatture cedere e quali no, con il contratto di factoring esiste un impegno predeterminato. Nel contratto di factoring inoltre il compratore è unico, mentre con l’invoice trading più soggetti sono messi in competizione per l’acquisto dei crediti. A livello di costi, il factor applica generalmente commissioni fisse e variabili legate alla gestione amministrativa svolta, oltre al tasso d’interesse finanziario. Con l’invoice trading invece esistono unicamente due voci di costo: la commissione di intermediazione richiesta dalla piattaforma, e lo sconto applicato dall’investitore.

 

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2 Comments

  • By Davide Andriollo Rispondi

    Se il mio cliente non paga l’investitore alla scadenza prestabilita, o non paga proprio, dovro’ restituire l’anticipo all’investitore stesso?

    • By cashme Rispondi

      Se il cliente non paga lei manterrà il diritto al 90% già ricevuto, ma perderà la quota rimanente del 10%. Se invece il cliente pagasse, ma in ritardo, lei otterrà il restante 10% al netto dello sconto che verrà normalizzato per effetto dei giorni di ritardo. Il tasso d’interesse dell’operazione comunque rimane invariato.

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