L’evoluzione “rosa” delle PMI italiane

L’evoluzione “rosa” delle PMI italiane

Le piccole e medie imprese italiane sono sempre più orientate alla crescita e all’integrazione di personale giovane e qualificato. Le donne in particolar modo, vincono in termini di competitività e reattività.

Un recente studio del London Stock Exchange Group ha esaminato un paniere di 1.000 imprese europee più floride e dinamiche, evidenziando che 110 tra queste sono Made in Italy e si distinguono per contribuzione alla crescita economica europea, all’innovazione e all’aumento del lavoro.

Essere dinamici in un mercato avanzato come quello attuale, caratterizzato da un elevato livello di domanda sempre più esigente, eterogenea e contingente, rappresenta un’enorme sfida riservata solo ad imprese con una certa solidità e pronte a mettersi in gioco rinnovandosi alla velocità della luce.

E proprio perché queste realtà imprenditoriali rappresentano il tessuto connettivo dell’Italia, ma anche dello sviluppo economico dell’intera Europa, è necessario che l’accesso al credito possa essere sempre più facilitato, consentendo in un futuro più che prossimo, la possibilità di attingere ai mercati di capitali europei.

In particolar modo, le PMI italiane capitanate da donne, nonostante la crisi economica, sembrano farsi largo anche in settori produttivi tradizionalmente presidiati da uomini (finanza, attività scientifiche e comunicazione), rompendo in un certo qual modo una serie di tabù legati ad un immaginario imprenditoriale ancora molto “man oriented”.
Secondo recenti dati di Unioncamere (marzo 2017), le imprese “rosa” attualmente presenti in Italia sono circa 1.3 Milioni e sono concentrate soprattutto nel Mezzogiorno, zona del Paese dove l’occupazione in generale è più bassa rispetto al resto d’Italia. Queste imprese tutte al femminile si distinguono per dinamicità e versatilità e, rispetto a quelle maschili, nascono più frequentemente (nonostante invece abbiamo un tasso di permanenza minore).
Non è un caso quindi che, secondo un ulteriore ricerca condotta da Facebook in collaborazione con la Banca Mondiale, sono sempre le imprese guidate da donne ad essere le più produttive in ambito export e le più digital addicted, servendosi di strumenti digitali molto più dei colleghi uomini.

Le nuove tecnologie, così come la digitalizzazione rappresentano i pilastri fondamentali di un cambiamento epocale e imprescindibile, al quale nessuna impresa può sottrarsi se intende continuare a mantenere un appeal positivo e distintivo sul mercato.

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